Oggi (cybersitting di Stato e paradossi dell’atomo)

Oggi segnaliamo notizie sul decreto Romani e il cybersitting di Stato, sulla scuola, sul nucleare, sulle isitituzioni più vicine alle persone, sui candidati forti, sul voto cattolico, sulla Rete che cambia il nostro modo di pensare.

  • Il rischio per le persone che usano internet è quello di rendergli tutto più difficile e meno libero. Di questo si dibatte, in Parlamento e in Rete, a proposito del decreto Romani. Grazie alla segnalazione di Guido Scorza, nei giorni scorsi, si era venuto anche a sapere del “Cybersitting di Stato”: ovvero l’idea di avvisare con un sms i genitori se il figlio navigava su una fantomatica lista di “siti proibiti”. La questione resta aperta, un testo è stato approvato dalla commissione in Senato con qualche modifica.
    >> Decreto Romani, approvato il lifting [Punto Informatico]
    >> Romani, il Cybersitting di Stato [Guido Scorza]
  • Quali sono le istituzioni che le persone percepiscono più vicine ai loro bisogni. Come avvicinare le competenze dello Stato alle esigenze dei cittadini sui loro territori. È il tema di cui si è occupato il “rapporto sulla sussidiarietà” dell’omonima fondazione presieduta da Giorgio Vittadini. Emerge che il Comune, anche quello di medie-grandi dimensioni, è il soggetto istituzionale percepito “più vicino ai problemi dei cittadini”. Ne escono peggio, invece, Province e Regioni, che pure drenano ingenti risorse e competenze. I servizi sociali più utilizzati sono negli ambiti di sanità, infanzia e famiglia.
    >> I cittadini promuovono i Comuni [Corriere della sera]
  • Coinvolgere le persone, plasmare leadership innovative, aprire nuovi spazi, sta in questi elementi la missione che dovrebbe avere il partito che vogliamo. Un segnale importante arriva con le Regionali 2010: sono le varie candidature di personaggi outsider e dalla forte personalità in grado di imporsi al di là delle mere logiche interne di partito, come Bonino in Lazio, De Luca in Campania, Vendola in Puglia.
    >> La rivincita del candidato forte [Europa]
  • Il voto cattolico, tanto inseguito a parole, non è un concetto astratto ma è fatto di persone in carne ed ossa e idee concrete. “E’ uno che vota come gli dice il prete? O è uno che vota chi porta avanti i valori in cui lui crede?”. Sul blog di Tommaso Caldarelli un commento dopo il pezzo di Giordano Bruno Guerri sul Giornale che, prendendo spunto del poco ortodosso duello Bonino-Polverini, scriveva che i cittadini ormai scelgono i leader in base alle convinzioni personali e non alla fede.
    >> Dio ti vede [D-Avanti]
  • Internet ergo sum. Luca Sofri sul suo blog seleziona e commenta alcuni pezzi dello speciale di Edge ripubblicato da Internazionale con vari interventi sul tema sul tema “come internet sta cambiando il nostro modo di pensare”.
    >> Parole per le quali i’ mi pensai [Wittgenstein]

Il rischio per le persone che usano internet è quello di rendergli tutto più difficile e meno libero. Di questo si dibatte, in Parlamento e in Rete, a proposito del decreto Romani. Grazie alla segnalazione di Guido Scorza, nei giorni scorsi, si era venuto anche a sapere del “Cybersitting di Stato”: ovvero l’idea di avvisare con un sms i genitori se il figlio navigava su una fantomatica lista di “siti proibiti”. La questione resta aperta, un testo è stato approvato dalla commissione in Senato con qualche modifica.

>> Decreto Romani, approvato il lifting [Punto Informatico]

>> Romani, il cybersitting di Stato [Guido Scorza]

 

Il ritorno al nucleare deciso dal governo non è esente da veri paradossi. Uno fra tutti: perché non far sapere agli elettori che voteranno tra due mesi alle regionale i luoghi destinati alle centrali?

>> Il paradosso dell’atomo [Giovanni Valentini, La Repubblica]

 

Un sistema scolastico equo dovrebbe dare a tutti i ragazzi le stesse chances di apprendimento, invece non è così. Lo evidenzia un’indagine dell’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico italiano. Dal Lazio in giù l’apprendimento sui banchi di scuola varia anche da istituto ad istituto e risulta complessivamente poco incoraggiante.

>> Alle elementari Italia a due velocità. La ricerca: “Al Sud si impara meno” [La Repubblica]

 

Quali sono le istituzioni che le persone percepiscono più vicine ai loro bisogni. Come avvicinare le competenze dello Stato alle esigenze dei cittadini sui loro territori. È il tema di cui si è occupato il “rapporto sulla sussidiarietà” dell’omonima fondazione presieduta da Giorgio Vittadini. Emerge che il Comune, anche quello di medie-grandi dimensioni, è il soggetto istituzionale percepito “più vicino ai problemi dei cittadini”. Ne escono peggio, invece, Province e Regioni, che pure drenano ingenti risorse e competenze. I servizi sociali più utilizzati sono negli ambiti di sanità, infanzia e famiglia.

>> I cittadini promuovono i Comuni [Corriere della sera]

 

Coinvolgere le persone, plasmare leadership innovative, aprire nuovi spazi, sta in questi elementi la missione che dovrebbe avere il partito che vogliamo. Un segnale importante arriva con le Regionali 2010: sono le varie candidature di personaggi outsider e dalla forte personalità in grado di imporsi al di là delle mere logiche interne di partito, come Bonino in Lazio, De Luca in Campania, Vendola in Puglia.

>> La rivincita del candidato forte [Europa]

 

Il voto cattolico, tanto inseguito a parole, non è un concetto astratto ma è fatto di persone in carne ed ossa e idee concrete. “E’ uno che vota come gli dice il prete? O è uno che vota chi porta avanti i valori in cui lui crede?”. Sul blog di Tommaso Caldarelli un commento dopo il pezzo di Giordano Bruno Guerri sul Giornale che, prendendo spunto del poco ortodosso duello Bonino-Polverini, scriveva che i cittadini ormai scelgono i leader in base alle convinzioni personali e non alla fede.

>> Dio ti vede [D-Avanti]

 

Internet ergo sum. Luca Sofri sul suo blog seleziona e commenta alcuni pezzi dello speciale di Edge ripubblicato da Internazionale con vari interventi sul tema sul tema “come internet sta cambiando il nostro modo di pensare”.

>> Parole per le quali i’ mi pensai [Wittgenstein]

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