Oggi (donne e decreti)
Oggi parliamo di quello che hanno o non hanno da festeggiare le donne, di quello che dobbiamo o non dobbiamo aspettarci ancora dopo il decreto salva-liste del governo, del destino infausto degli animali coi cacciatori e di quello sempre in voga degli albi professionali nell’Italia corporativa.
- La sensazione, dopo il pasticciaccio del decreto salva-liste, è che i nostri governanti abbiano passato il segno, che sia stato commesso un sopruso di forma e di sostanza. Ci si sente sull’orlo della nostra democrazia, “e adesso tocca a noi”.
>> Umiliati gli onesti [Concita De Gregorio, L'Unità]
>> Tra Quirinale e Aventino c’è l’opposizione da fare [Giuseppe Civati]
>> Proviamo a vedere l’effetto che fa [Daniele Sensi]
>> Io comunque me lo sono letto tutto [Rafeli blog]
- L’otto marzo, inteso come giornata internazionale della donna, compie cent’anni. Un secolo non è passato invano, ma sono sotto gli occhi di tutti i pericoli di regressione. E una società senza partità di diritti è una società che fa stare peggio le persone, produce meno, progredisce male.
>> L’8 marzo compie cent’anni tra conquiste e nuovi rischi [La Repubblica]
>> Donne, basta lamenti [Daniela Del Boca, Nadia Urbinati, La Repubblica]
- C’è un legale svizzero che ha deciso di essere “l’avvocato d’ufficio per gli animali poveri”. Difende mucche, lucci e conigli contro maltrattamenti e soprusi degli umani. Ma un referendum ha negato agli animali il diritto ad avere un loro “difensore civico”. Mentre in Italia la caccia è sempre più no-limits, anche se un sondaggio rivela la contrarietà di molti.
>> “Sono l’avvocato d’ufficio per gli animali poveri” [La Stampa]
>> Due terzi degli italiani contro la caccia [La Stampa]
- Nell’italia corporativa dei mestieri e delle professioni l’istituzione di un albo non si nega a nessuno.
>> Un registro o un albo non si nega a nessuno [Il Sole 24 Ore]







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