Le regole, i trucchi e la piazza

di Marco Pacciotti

In tanti avremmo preferito in questi giorni parlare di proposte, far conoscere le nostre ragioni e candidati ai cittadini. Fare una campagna elettorale normale insomma. Gli errori marchiani del centro destra e la arrogante pretesa di riscrivere le regole del gioco, in sprezzo dei cittadini e delle Leggi, ci ha invece costretti ad assistere a un indecoroso rimpallarsi di responsabiltà all’interno dei partiti di destra e fra questi e le istituzioni deputate a far rispettare le regole. Fino all’idea “istituzionalmente violenta” di forzare le Leggi attraverso un decreto salva liste, che bypassasse le prerogative delle regioni (previste dalla riforme federaliste) e che stabiliva definitivamente il principio neocebtralista dello Stato e la primazia dei partiti sulle altre istituzioni dello Stato. Inevitabile scendere in piazza contro chi ha ideato questo stratagemma già dalle prime ore. Eppure, come spesso accade da noi, ad un certo punto il tafazzismo si è impossessato, per ragioni meramente elettoralistiche, di una parte dell’opposizione che ha prontamente individuato il vero nemico di piazza in Napolitano e nel PD.

Roba da non credere, addirittura l’accusa di impeachment, ovvero qualcosa che si avvicina alla messa in stato di accusa del presidente della Repubblica per aver concorso in qualche modo in attività che tradivano il dettato Costituzionale. Quando questa accusa fu mossa a Cossiga (inchiesta llora partita da F.Casson ora senatore PD) c’era di mezzo Gladio e quello che esso significava in termini di eversione dell’ordine democratico attraverso la possibilità di un golpe armato. Richiedere lo stesso procedimento per Napolitano, reo di aver firmato un decreto, peraltro svuotato dal suo intervento di quella carica eversiva che aveva quello presentato, era insostenibile dal punto di vista giuridico e rappresentava politicamente un assist formidabile ai veri responsabili di questo disastro. Con un solo proclama si rischiava di ottenere la spaccatura di un fronte ampio delle opposizioni e la “criminalizzazione”, non del Governo, ma dell’unica alta carica dello Stato non espressione di Berlusconi e company. Parte fondante del teorema era che un decreto interpretativo, fosse una sottigliezza giuridica tesa a nascondere un decreto vincolante ed espropiante delle proprie prerogative, le Regionie i TAR, ergo la prova della collusione fra Napolitano e Berlusconi per sovvertire le regole Costituzionali e gli equilibri fra poteri da esse sancite. Ma la sentenza del TAR del Lazio, interpretando il decreto correttamente, ha smontato di fatto questo teorema poco meditato.

Ma vista cmqe la gravità del procedimento invocato, che ci si aspetterebbe ponderato negli effetti possibili, era lecito pensare che Di Pietro andasse fino in fondo, motivando le ragioni di una sparata tanto plateale quanto sbagliata . A distanza di poche ore invece, si assiste al tentativo di una faticosa e inevitabile retromarcia su Napolitano. Fino alla giusta adesione alla manifestazione del 13 e “scordandosi” di impeachment e accuse mosse e alla “scoperta” che Berlusconi e il suo Governo sono gli avversari da combattere, oltre alla presa di coscenza che l’unità delle opposizioni è prerogativa sostanziale, non casuale, per candidarsi credibilmente agli occhi degli italiani a guidare il paese in futuro prossimo (speriamo!) .

Insomma, la verità è che ci ha provato, ad alzare un gran polverone, per cercara un X % in più alle prossime elezioni, giocando la partita su un terreno scivoloso e difficile dove è rimasto isolato, anche da forze politiche più a sinistra e spesso critiche sull’operato di Napolitano. Abbiamo a che fare con un avversario forte e pericoloso, perchè arrogante e irrispettoso delle regole basilari. Dobbiamo evitare due cose quindi. Dividerci e accusarci reciprocamente di nefandezze varie che alimentano sospetti con lo scopounico di rimediare qlche votarello, fregandolo magari a chi ci è più vicino, ma ricompattando l’elettorato di destra, anch’esso scosso da questa esibizione violenta e pressapocchista dei loro esponenti.

Criticare il Presidente della Repubblica è cosa lecità e non prefigura la Lesa Maestà, anche essere critici sull’intero operato di napolitano è una opinione che rispetto come tale, e che non condivido io, come l’81% degli italaini. Quello che dobbiamo tentare tutti insieme di fare ora è di lavorare perchè il 13 marzo sia una grnde manifestazione PER la Democrazia e contro chi vuole truccare la partita. Avere fiducia fra di noi, mi riferisco a chi vede sempre il PD impegnato a sostenere Berlusconi.Sarebbe il caso, aldilà della propaganda fatta, di leggersi gli atti parlamentari dove risulta che PD e Di Pietristi votano con percentuali altissime nel medesimo modo o ad esempio che sono alleati quasi ovunque nelle competizioni elettorali imminenti.
C’è una grande mobilitazione in atto, voluta finalmente da tutte le forze di opposizione (UDC esclusa), con una piattaforma politca chiara e che individua in questo Governo l’avversario e il mandante politco di quel decreto, per fortuna è stato modificato ma pur sempre non digeribile. Credo che in queste ore sarebbe anche utile che le forze di opposizione sostenessero unte anche la battaglia dei sindacati a difesa dello Statuto dei lavoratori e in particolare dall’attacco all’art. 18, aggirato furbescamente da questo governo, che rende i lavoratori più esposti e deboli difronte alle aziende. C’è insomma tanto da fare a e da manifestare, uniti e da subito per iniziarecon il 13 marzo a costruire una alternativa a questo Governo iniquo e arrogante!

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1 commento a “Le regole, i trucchi e la piazza”

  1. Propranolol ha scritto:

    comment3, Ambien, Ultram,

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