Dalla Glaxo al S. Lucia, le eccellenze da non chiudere
La crisi economica e un governo miope non cambiano l’Italia, anzi rischiano di peggiorarla, perdendo di vista quelle eccellenze da proteggere e da far crescere, proprio quelle che sono in grado di garantirci un futuro che sia all’altezza delle sfide che ci attendono dopo. Dopo la crisi, dopo la bufera politica, dopo l’ennesima scandenza elettorale che ci fa perdere di vista i problemi veri. Due storie sono esemplari per capire cosa stiamo perdendo per strada. E per fare una battaglia per salvarle, siamo ancora in tempo.
Una è la storia della Glaxo, multinazionale farmaceutica che ha un suo centro ricerche in Italia, a Verona. Il gruppo ha annunciato di voler chiudere o fortemente ridimensionare la sede di Verona, che è uno dei più importanti centri di ricerca sulle neuroscienze in Europa e vanta ottimi bilanci economici. Comunicandolo da un giorno all’altro direttamente ai dipendenti, senza nemmeno passare dai sindacati. La Glaxo, presente in Italia dal 1932, ha ricevuto moltissimo dal sistema Paese, come ricordano i sindacati: “Solo nel 2009, per citare gli ultimi fatti, ha ottenuto 24 milioni di euro per finanziare propri progetti di ricerca e proprio oggi ci risulta che la casa farmaceutica più grande di Europa ha annunciato che gli utili sono aumentati del 66%, portandosi a 1.63 miliardi di sterline, che corrispondono a 2,6% miliardi di dollari”. Quando i privati, come la Glaxo, se ne vanno rischia di scomparire un pezzo di tessuto industriale strategico e ad alto valore aggiunto, come quello della ricerca farmaceutica. Ma accade anche perché, nello stesso campo, lo Stato se ne è andato già da tempo: coi suoi tagli agli investimenti e alla ricerca, col suo disinteresse per i progetti a lungo termine del Paese. Sul caso Glaxo il senatore Marino ha presentato un’interpellanza al governo (ai ministri Scajola, Sacconi, Fazio, Gelmini, qui potete leggerla in pdf): non c’è tempo da perdere, bisogna badare ai risultati concreti per far sì che il Paese non perda un altro dei suoi pezzi migliori.
Un’altra storia è quella del Santa Lucia, un centro medico d’avanguardia che ha sede nella zona sud di Roma, uno dei posti migliori nel centro Italia per la riabilitazione neuromotoria. Una legge regionale, lo scorso anno, lo aveva declassato da “centro d’eccellenza” a semplice struttura di ricovero, mettendo a rischio 241 posti di lavoro e la sua stessa esistenza. Dopo una vittoria al Tar, ora il Santa Lucia, coi suoi medici e pazienti e familiari, è ancora in mezzo al guado, in uno stato di incertezza dove né la Regione né il Governo si decidono a intervenire. Qualcuno dirà: ci sono le elezioni di mezzo, il pasticcio delle liste, le leggi sui processi e sul legittimo impedimento, ben altro a cui pensare. Ma non è facile spiegarlo alle persone disabili e ai loro parenti, ai medici e al personale, a quelli che magari hanno bisogno di cure per muovere una gamba o un braccio. Non è facile spiegarlo a loro che continuano, con comprensibile tenacia, a manifestare e far sentire la loro voce (qui c’è un video sulle loro proteste), anche stamattina davanti Montecitorio, dove c’erano anche esponenti del Pd e persone che vogliono cambiare l’Italia. “I volti di un Paese migliore” dicono. Una sanità gestita da una mano pubblica poco sapiente e molto invadente, che già se ne infischia del merito e trucca i concorsi, non può permettersi anche di abbandonare a se stesse le punte di eccellenza, gli esempi migliori. Siamo ancora in tempo, per quelli che cambiano e quelli che tutelano ciò che di buono già c’è.







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VORREI SAPERE COME STA LA FACCENDA DELL’INCHIESTA sull’espresso e perche’ la POLVERINI SI E’ SCHIERATA SUBITO A DIFESA DI QUESTA FONDAZIONE – ISTITUTO RELIGIOSO RICORDO LE NOTEVOLI ESENZIONI FISCALI DELLE FONDAZIONI
RISPETTO PER I LAVORATORI MA INVITO A GUARDARE LA FORESTA DIETRO GLI ALBERI